Intervista a Marida Lombardo Pijola

GianMarco Tognazzi, Testimonial Ufficiale di Daniele Amanti ha aperto la strada della solidarietà

 Da Agorà Magazine

Anche Marida Lombardo Pijola – giornalista, inviata speciale al ‘Messaggero” ed autrice del best-seller ”Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa” – risponde all’appello di Fabio ed espone il suo punto di vista a sostegno della causa di Daniele.

lunedì 5 gennaio 2009 di Cinzia Lacalamita

Si chiama Duchenne ed è la forma più debilitante della distrofia muscolare. La Duchenne è andata a bussare alla porta della famiglia Amanti. Ha deciso di giocare con la vita di un bimbo di nemmeno due anni, con l’aggravante di una particolare mutazione che non consente di fare una diagnosi certa. Ma Fabio non ci sta e dice: ”La ricerca non può essere ostacolata dalla carenza di risorse economiche”.

‘La nostra è una società che, in generale, non si prende cura di tutto quanto travalichi il perimetro dei suoi interessi diretti. È un riflesso condizionato, che taglia fuori dallo sguardo collettivo chi è ‘diverso’ e turba l’armonia apparente di quel mondo di plastica che è fatto di danaro, potere, successo, piacere. Un atteggiamento che condiziona profondamente la formazione di bambini e adolescenti, spingendoli all’emulazione. Nostro compito è rilanciare presso i più giovani quel grande valore caduto in disuso che si chiama solidarietà. Ma non a parole. Con l’esempio.”

Con queste parole esordisce Marida Lombardo Pijola, e continua:

”Oggi, la carta stampata non fa che assecondare il desiderio di ‘falsa armonia’: da molto tempo ha perso la funzione di stimolo, indagine, provocazione, approfondimento che dovrebbe svolgere. La stampa non ha alcun interesse a raccontare il mondo dei bambini, degli anziani, degli esclusi, del malati, delle minoranze e dei più deboli in generale, se non quando fanno notizia. E, dunque, la ricerca scientifica occupa pagine solo se e quando è legata all’interesse di una maggioranza.

Sicuramente l’ultimo ritrovato per potenziare le prestazioni sessuali, o l’ultima dieta, possono conquistare molto più spazio di quanto non ne abbia la ricerca sulle malattie rare. La ‘rarità’ è di per sé un elemento selettivo che annulla il valore di una notizia. Non fa vendere copie. E interferisce inutilmente – riguardando pochi- nella narrazione di quei mondi di plastica che sono in cima ai sogni della maggioranza dei lettori. Personalmente, se dovessi inviare una lettera d’appello con la richiesta di supportare la ricerca, la invierei al ministro dell’Istruzione in carica al momento, perché il Governo si faccia carico di diffondere, su questo e su altri temi, la cultura della solidarietà.

I giovani sono ancora flessibili, non sono ancora perduti, sono un potenziale di talento, di impegno civile e sociale, di generosità da sviluppare. Sono il nostro futuro. Possono ancora essere salvati, (se troveremo le persone, gli argomenti, le parole giuste), dall’aridità, dalla futilità, dall’egoismo. Proporrei a tutti gli alunni delle scuole superiori, medie e elementari una storia, come quella di Daniele, sulla quale discutere, e sulla quale svolgere, magari, un tema, con una traccia-appello come questa: Daniele e gli altri: vite rare più delle loro malattie. Il loro futuro è anche nelle nostre mani.”

Marida parla a ruota libera, le sue sono parole sensate, ricche di significato. Impossibile non chiederle una ”previsione”, approfittando del suo essere anche scrittrice: un libro sulle malattie rare: un fallimento assicurato, o il best seller dell’anno?

”Dipende da chi lo scrive, da chi lo sponsorizza, dalla casa editrice che lo pubblica. Tutto è mercato, e il mercato ha le sue regole. Se si trattasse di un saggio ad impostazione scientifica pubblicato da un editore minore non credo che avrebbe alcun successo. Se si trattasse di una storia strappalacrime, promossa in grande stile soprattutto sulle televisioni in virtù della fama dell’autore, e della potenza della casa editrice, magari trasformata in un film con attori famosi, potrebbe scatenare il passaparola, aver successo. Tutto è conformismo. Tutto è lobby.”

Ha ragione Marida, tutto è lobby. Ma lobby è un termine dall’accezione negativa. Fabio Amanti, che con coraggio e determinazione sta spostando l’attenzione di famosi e non sul figlioletto Daniele, troverà il modo per attivarne una che non miri ai ”soliti” interessi, ma che punti molto più in alto: perché i miracoli non sono impossibili. Una lobby ”dedicata” a Daniele.

”A Daniele – come dice Marida – dagli occhi e dai capelli d’oro, che appartiene al sole, alla vita, all’amore di suo padre, a tutti noi.”

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