La mutazione genetica (2)

Mi sembra di stare sulle montagne russe. Un giorno lo passo in tranquillità e serenità il giorno dopo nello sconforto più profondo. Un giorno leggo buone notizie sulla ricerca scientifica e faccio un passo avanti, il giorno dopo le notizie sulla mutazione genetica di Daniele mi riportano indietro di due passi, come un gambero.

Le ultime notizie confermano la MUTAZIONE MISSENSE nell’esone 14. Il PTC 124 non potrà essere usato per curare Daniele sempre ammesso che questa mutazione sia la vera responsabile della sua malattia. Il problema è che, come già accennato in post precedenti, Daniele è l’unico essere umano al mondo ad avere questo tipo di mutazione in quel punto dell’esone 14, o perlomeno non ci sono altri casi documentati. Quindi ancora non si sa se la distrofia deriva da questo problema. Le mutazioni MISSENSE o mutazioni di senso errato avvengono quando un codone viene sostituito con uno che codifica per un altro amminoacido. Se quest’ultimo avrà le stesse caratteristiche chimiche (dimensione, carica…) allora la sostituzione sarà conservativa altrimenti non conservativa. È chiaro che il secondo caso rende più probabile una variazione nella funzionalità del prodotto.

I medici devono analizzare ancora l’RNA ma da indiscrezioni questo sembra essere corretto in corrispondenza della posizione dell’esone 14 del DNA.

Il DNA contiene le informazioni che vengono trascritte nel RNA il quale le traduce in Proteina. Come detto prima potrebbe essere che la mutazione nell’esone 14 di Daniele porti ad una trascrizione errata nel RNA e quindi alla conseguente traduzione in una proteina non funzionale. In questo caso avremmo trovato la causa della malattia. Se invece l’informazione errata nel DNA non porta ad una modificazione significativa della trascrizione nel RNA allora la cosa si fa più complessa (come se finora fosse facile). La mutazione trovata nell’esone 14 non sarebbe dunque la causa della malattia ma sarebbe una mutazione conservativa. Ma allora la mancanza della proteina distrofina e la conseguente distrofia muscolare di duchenne da cosa è causata? Fino ad ora ho parlato solo di esoni, di nucleotidi e dei loro vari tipi di mutazioni. Ma i geni non sono fatti di soli esoni. Tra un esone e l’altro ci sono gli INTRONI. 

Si definiscono introni le regioni non codificanti di un gene (eucariotico o di archeobatteri) che, insieme agli esoni, vengono trascritte dalle RNA polimerasi. A differenza degli esoni, gli introni, in seguito al processo di splicing del trascritto primario, non si ritrovano negli mRNA maturi.

introni

Si è a lungo studiato il motivo dell’esistenza degli introni, ma nulla nella cellula è inutile. Varie sono le spiegazioni:

  • gli introni possono contenere enhancer, ovvero sequenze che promuovono la trascrizione del gene successivo in RNA, aumentando la velocità di polimerizzazione del RNA polimerasi
  • regolano lo splicing alternativo, fondamentale per la costruzione di numerose proteine differenti
  • nel caso di geni sovrapposti o geni dentro altri geni, possono contenere esoni di altri geni
  • contengono miRNA
  • contengono sequenze complementari ad alcuni tratti di DNA in cui agiscono come regolatori d’espressione genica

Insomma anche gli introni hanno dei nucleotidi e contengono informazioni ed anche in essi si potrebbe verificare una mutazione. Considerate che il gene della distrofina ha 79 esoni e quindi 78 introni.

Ad aumentare lo sconforto per queste notizie si è aggiunto il risultato dell’analisi genetica di mia moglie. Anche lei ha la stessa mutazione puntiforme missense nell’esone 14, proprio come Daniele ovviamente. Ma se questa mutazione fosse ininfluente ai fini della traduzione nell’RNA si dovrebbe indagare ancora anche su di lei per vedere se è portatrice della eventuale ulteriore mutazione che si dovesse riscontrare su Daniele, probabilmente sottoponendosi ad una biopsia muscolare.

 

 

NOVITA’ DALLA RICERCA SCIENTIFICA

FONTE www.parentproject.org/italia

Terapia Cellulare: nuovi sviluppi per la DMD

 

cossu2.jpgIl team di Giulio Cossu ha messo a punto una nuova strategia per l’utilizzo della terapia cellulare anche quando la degenerazione muscolare è in uno stadio avanzato. Lo studio è stato condotto al San Raffaele Biomedical Park Foundation di Castel Romano.

Roma, 27 luglio 2008 – Pubblicato dalla prestigiosa rivista americana Nature Medicine il risultato della ricerca ‘Le cellule che esprimono PlGF-MMP9 ripristinano la microcircolazione e promuovono l’efficacia di una terapia cellulare nel muscolo distrofico ‘vecchio’.’ basata sull’utilizzo dei ‘, CAPTION, ‘mesoangioblasti’,BELOW,RIGHT, WIDTH, 300, FGCOLOR, ‘#CCCCFF’, BGCOLOR, ‘#333399’, TEXTCOLOR, ‘#000000’, CAPCOLOR, ‘#FFFFFF’, OFFSETX, 10, OFFSETY, 10);’>mesoangioblasti, le cellule staminali normalmente associate ai vasi sanguigni, capaci di rigenerare il tessuto muscolare danneggiato e ripristinare la sua funzionalità. Uno degli aspetti più interessanti di queste cellule, identificate dal team del Prof. Cossu nel 2002, è
che se introdotte nel sistema circolatorio sono in grado di migrare fuori dai vasi sanguigni e colonizzare i tessuti circostanti. 

L’importanza di questo studio – finanziato da Parent Project Onlus, BMW, AFM (Association Francaise contre les Myopathies), Ministero della Salute e Ricerca e Comunità Europea – è dato dal fatto che nelle gravi forme di distrofia muscolare, come nella Duchenne, la degenerazione muscolare è accompagnata da un processo d’infiammazione seguito da un tipo di cicatrizzazione che riduce l’apporto di sangue e ossigeno ai muscoli danneggiandoli ulteriormente. Le poche fibre muscolari rimaste, a questo punto, non sono quasi più irrorate di sangue e circondate da tessuto connettivo, e non vi è più la possibilità di intervenire con strategie di terapia cellulare. Il nuovo studio consentirà di aggirare questo ostacolo per poter utilizzare la terapia cellulare per ‘, CAPTION, ‘via sistemica’,BELOW,RIGHT, WIDTH, 300, FGCOLOR, ‘#CCCCFF’, BGCOLOR, ‘#333399’, TEXTCOLOR, ‘#000000’, CAPCOLOR, ‘#FFFFFF’, OFFSETX, 10, OFFSETY, 10);’>via sistemica anche quando il tessuto muscolare è gravemente danneggiato.

 ‘Il risultato ottenuto dal team del Prof. Cossu, e dovuto principalmente a Cesare Gargioli, il giovane ricercatore finanziato da Parent Project, insieme a Marcello Coletta e al gruppo dell’Università di Tor Vergata composto da Fabrizio De Grandis e Stefano Cannata, potrebbe finalmente offrire una speranza ai ragazzi più grandi oltre a migliorare molti degli approcci terapeutici su cui oggi si sta lavorando.’ – Questo è quanto dichiara Filippo Buccella, presidente Parent Project Onlus.

Lo studio è stato principalmente condotto nei laboratori del Parco Scientifico San Raffaele di Roma, una nuova realtà della ricerca biomedia nell’area romana fortemente voluta da Camera di Commercio in collaborazione con Unicredit  Group e la Fondazione San Raffaele di Milano.

‘Questi studi illustrano una nuova prospettiva – ha sottolineato Giulio Cossu, Professore di Istologia dell’Università di Milano – tuttavia, occorre ricordare che nei topi, più che nei pazienti, la rigenerazione muscolare continua anche nelle fasi avanzate della distrofia e questo potrebbe rendere più difficile quest’approccio nei pazienti, anche in considerazione della dimensioni dei muscoli umani, per cui un perfezionamento di questa strategia sarà necessaria.’ – ha concluso Cossu.

 
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